30.000 PUNTI E NON SENTIRLI!

C’erano una volta, nel 1884, tre giovani reporter che, come il sottoscritto, periodicamente, pubblicavano una newsletter finanziaria: la loro era dedicata all’andamento dei titoli quotati alla borsa di New York.
Si chiamavano Charles Dow, Edward Jones e Charles Bergstresser e due anni prima, per questa attività, avevano fondato una Società, che esiste ancora e che impiega centinaia di dipendenti, la Dow Jones and Company.


La loro idea, che oggi sembrerebbe banale, fu quella di creare un indice che chiamarono con il nome della loro società, che fosse in grado di sintetizzare con un numero naturale gli scostamenti giornalieri di questi titoli e che potesse diventare così un rapido riferimento per conoscere l’andamento del mercato.


Originariamente l’indice era composto da soli 12 titoli, che, con l’espandersi dell’economia statunitense diventarono 30. Nel corso degli anni la rappresentazione che il Dow offriva dell’economia si spostò sempre più dai prodotti agricoli e dai prodotti di base (carbone, acciaio, piombo, pellame) verso le compagnie tecnologiche, la finanza, e le imprese di produzione e di commercio.
Solo uno degli originali 12, General Electric, è a tutt’oggi parte dell’indice: cancellato nel 1898, vi rientrò dopo 9 anni per non uscirne più. Attualmente, fra le trenta, la società con la più lunga permanenza è Procter and Gamble (1932), mentre la più giovane, entrata nel 2018, è una multinazionale che si occupa della distribuzione di prodotti per la salute e il benessere, la Walgreens Boots Alliance.


Qui finiscono le curiosità, ma non perché non ne esistano, anzi!
Parlare del Dow Jones, delle quotazioni, dei suoi “crolli” e dei recuperi favolosi, infatti significa ripercorrere e reinterpretare attraverso un valore dell’indice, a ritroso, gli avvenimenti che hanno segnato gli ultimi 135 anni della nostra civiltà.


Qualche esempio?

1914. Per più di cento anni il Dow è stato pubblicato praticamente ogni giorno lavorativo: ci fu una grande eccezione, durante la prima guerra mondiale, quando la borsa di New York restò chiusa per più di 4 mesi.

1929. (Chi non associa questa data all’inizio della “grande depressione”?) L’indice raggiunse i 300 punti di contrattazione l’ultimo giorno del 1928, era salito del 48% quell’anno, e fu proprio poche settimane dopo che i titoli del Dow vennero portati da 20 a 30. Così l’indice salì ulteriormente nel 1929, sino al massimo di 381,17 punti in settembre. Poi fu la crisi, il crash, e occorsero 25 anni, 1954, perché fosse superata nuovamente la barriera dei 300 punti.

1940. Quando le armate di Hitler aggredivano l’Europa, il “povero” indice, che valeva 148 punti, scese del 23% in due settimane…

1957. Così come scese a rotta di collo quando, con il lancio dello Sputnik, i sovietici affermarono la loro supremazia nella tecnologia aerospaziale.

1972. Arrivarono i primi 1.000 punti, con Nixon Presidente, che tornarono 500 dopo le sue dimissioni nel 74; poi le grandi recessioni e le crisi petrolifere fecero il resto.

1987. Nell’anno in cui Michael Douglas interpretava il film “Wall Street”, ( e io facevo già questo lavoro…) il nostro indice valeva 2.000 punti, ma già 13 anni dopo, nel magico 2000, si festeggiarono i 10.000 punti.


(Nota tecnica: naturalmente, salendo è sempre più facile. La matematica ci ricorda che per andare da 1.000 a 2.000 occorre un aumento del 100%, mentre per gli stessi 1.000 punti in più, da 9.000 a 10.000, basta poco più dell’11%)


Qui quasi ci fermiamo, perché è storia dei nostri giorni, anche molto recenti: ricordo solo che è stato un tweet dell’(ex) presidente Trump a festeggiare i 20.000 punti il 25 gennaio 2017… e che sull’onda delle notizie sui vaccini anti Covid, il 24 novembre scorso i fantastici 30.000 punti del Dow Jones sono arrivati.


Resisteranno? E’ un picco insormontabile destinato a sgretolarsi come dicono i catastrofisti o, dopo questo traguardo, come da oltre cento anni a ogni massimo raggiunto, dopo un periodo di consolidamento, la corsa continuerà?


La risposta come sempre la lasciamo agli esperti, agli analisti e ai “traders” del dopo-lavoro.

Qualcuno ha detto che parlare del mercato azionario senza parlare del Dow Jones è un po’ come parlare del tempo senza fare riferimento alla temperatura per cui a noi basta sapere che, anche in finanza, con un colpo d'occhio, abbiamo un indicatore affidabile che ci dice quando è il momento di coprirci, di prendere l’ombrello o di sdraiarci al sole.


Per cui grazie vecchio Dow! Anche dopo tutti questi anni, la promessa è che continueremo a far tesoro delle tue quotazioni.


Giuseppe Gentili - Personal Advisor

Dott. Giuseppe Gentili

Giuseppe Gentili è un Personal Advisor. Ha ottenuto la certificazione EFPA nel 2012 e dal 1999 è iscritto all'Albo Unico dei Consulenti Finanziari

Hai piacere di ricevere una consulenza?

Scrivimi

Ti ricontatterò presto per concordare data e luogo dell'appuntamento

Campo obbligatorio
Campo obbligatorio
Campo obbligatorio
Campo obbligatorio
Campo obbligatorio
Campo obbligatorio
Campo obbligatorio
Campo non valido
Invalid Input
Giuseppe Gentili

Consulenza finanziaria

Affidati ad un Professionista per la pianificazione finanziaria e la protezione del tuo patrimonio

Contattami

I più letti