R COME REFLAZIONE: OVVERO, QUANDO LE COSE SFUGGONO DI MANO...

L'apprendista stregone è il terzo episodio del film Fantasia, che ruota attorno ai guai di Topolino alle prime armi con gli incantesimi. Mentre il potente stregone presso cui si trova sta dormendo, Topolino fa un incantesimo a una scopa per prendere e portare l’acqua dal pozzo, ma la situazione gli sfugge di mano e lo studio del mago viene completamente allagato.

Perdonerete la divagazione, ma ho deciso di alleggerire l'argomento di questo mese accostandolo in apertura ad una immagine che conosciamo tutti.

"Reflazione" è infatti una parola tecnica, che a prima vista non incoraggia "i miei venticinque lettori", come direbbe il Manzoni, ad approfondire il tema e in effetti già la consonanza e la commistione con inflazione, deflazione, e stag-flazione agisce un pò da freno alla voglia di capirci qualcosa e contribuisce a confondere il significato di questi concetti.

Lungi dal voler intraprendere una lezione, ho però il dovere di informare che da un paio di settimane, dopo molti anni in cui questa parola non ha praticamente trovato spazio in alcun articolo di economia, quasi all'improvviso la reflazione è diventata la regina e l'argomento principale di ogni commento economico che si rispetti.

Non solo, è bastato evocare l'"effetto reflazione" perchè le azioni e le obbligazioni di tutto il mondo cominciassero a traballare.

Per questo motivo un semplice ripasso del suo significato ci servirà anche a comprendere cosa potrebbe succedere se davvero, nei prossimi mesi, la reflazione facesse capolino anche nei nostri portafogli.

E allora andiamo con la definizione accademica, che è comunque abbastanza semplice. 

La reflazione, recitano i libri di economia, è il risultato di una politica fiscale o monetaria concepita per espandere la forza di un Paese e frenare gli effetti della deflazione. Le politiche cosiddette reflazionistiche includono spesso la riduzione delle tasse e l'aumento dell’offerta di denaro da parte di una banca centrale attraverso il taglio dei tassi di interesse praticato per stimolare gli investimenti.

La reflazione può essere indentificata come un’inflazione che viene deliberatamente aumentata per contrastare gli effetti di un rallentamento economico. Più semplicemente, la reflazione è un’inflazione controllata.

Quindi abbiamo già capito anche il suo contrario, la de-flazione, (ossia l'inflazione che non c'è) in quanto, e qui non servono spiegazioni, è il fenomeno che stiamo vivendo ormai da anni per effetto delle varie crisi che si sono succedute, ultima fra queste quella provocata dalla pandemia. Infatti è dal 2008 che i responsabili politici stanno combattendo le pressioni deflazionistiche (quando i prezzi scendono) e disinflazionistiche (quando i prezzi salgono ad un ritmo molto lento) attraverso gli stimoli di cui sopra.

Terminate le spiegazioni, vediamo di capire se questo fenomeno è davvero alle porte, come dai segnali recentemente arrivati, e quali effetti, nel bene o nel male, porterà con sè.

Diciamo subito che’ultima volta in cui la reflazione fece capolino sui mercati le cose non andarono proprio nel verso giusto.

Fu dopo le elezioni presidenziali americane del 2016: gli investitori credevano che un blocco repubblicano su Washington avrebbe comportato tagli alle tasse per stimolare l’economia, per cui le entrate fiscali più basse avrebbero richiesto, per compensare, maggiore emissioni di titoli di stato con un rendimento più elevato per attrarre i compratori. Quando ciò è accaduto, gli investitori hanno venduto le loro obbligazioni già in portafoglio, aspettandosi che tassi di interesse futuri più alti avrebbero reso meno prezioso il valore delle obbligazioni in circolazione. La conseguenza, anche se momentanea, fu perciò un brusco calo delle quotazioni di questi titoli.

E oggi ci troviamo in una situazione molto simile: i buoni risultati  sulla vaccinazione, in coincidenza con un nuovo pacchetto di stimoli negli Stati Uniti, e con le banche centrali che mantengono le loro politiche espansive, nei giorni scorsi hanno rievocato questo scenario.

Siccome negli ultimi anni si è fatto di tutto per stimolare l'economia, rilanciare i consumi e ridare fiducia agli investimenti, i mercati hanno improvvisamente preso coscenza del fatto che, se tutto dovesse ripartire prima del previsto, anche l'inflazione, la vera paura di tutti i Governi, potrebbe in poco tempo andare fuori controllo: insomma, una buona notizia per l'economia si è trasformata in una cattiva notizia per la finanza, 

Allora, come fare? e poi, siamo sicuri che la ripresa dell'inflazione sia un fatto così negativo?

Il dibattito è aperto, e per molti economisti la soluzione potrà venire proprio dalle Banche Centrali, ossia dagli stessi "regolatori", le entità che prima hanno aperto il fuoco (ricordate il bazooka di Draghi?) e che ora dovranno, accortamente e con le loro dichiarazioni (a volte bastano solo le giuste parole...) lentamente spegnerlo. Un esempio: solo pochi giorni fa ha parlato Powell, il presidente della Federal Reserve, dicendo che l'economia americana è ancora lontana dalla piena ripresa e "ci vorrà ancora del tempo per raggiungere progressi sostanziali”. 

Insomma si pensa che le banche centrali siano preparate, che i modelli di previsione dell'economia e dell'inflazione siano sempre più affidabili, anche se le circostanze attuali sono senza precedenti.

Certo, tutti gli occhi saranno puntati sull'evoluzione dei rendimenti obbligazionari e sull'atteggiamento delle banche centrali nelle prossime settimane, ma gli errori del passato, soprattutto comunicativi, hanno insegnato molto.

Concludiamo perciò con una nota positiva.

E' giusto infatti sottolineare che Il termine «reflazione» viene utilizzato anche per descrivere la prima fase di ripresa economica dopo un periodo di contrazione.

Questa è una buona notizia per le famiglie, le imprese e i governi di tutto il mondo. La reflazione significa anche la fine di una depressione e di una crescita al di sotto del trend,  e questa dinamica ha vantaggi diffusi.

Con la crescita della domanda, le aziende espandono la produzione e richiedono più personale. Il che è un bene perchè in ultima analisi dovrebbe anche portare ad un innalzamento dei salari. 

Gli esperti credono che l'aumento della spesa da parte delle amministrazioni (gli investimenti programmati nei "Recovery Plans")  e una riapertura economica dopo il vaccino per il coronavirus stimoleranno la crescita globale per cui, se dovessimo chiedere ad un disoccupato o ad un imprenditore se davvero la reflazione fa così paura, penso che la risposta sarebbe scontata...

Con buona pace dei mercati e degli economisti!

 

 

 

 
 

Giuseppe Gentili - Personal Advisor

Dott. Giuseppe Gentili

Giuseppe Gentili è un Personal Advisor. Ha ottenuto la certificazione EFPA nel 2012 e dal 1999 è iscritto all'Albo Unico dei Consulenti Finanziari

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