LA FOLLE CORSA DELLE MATERIE PRIME: IL PREZZO E' QUELLO GIUSTO?

"The Price is Right" è un gioco televisivo che dal 1956 imperversa ininterrottamente sulle reti televisive degli Stati Uniti. Il successo dello show ha permesso di esportare questo format in molti paesi del mondo, compreso il nostro.

Il tentativo di indovinare il prezzo di un oggetto infatti risultò da subito appassionare anche da noi milioni di spettatori e fu in questo modo che "Ok il prezzo è giusto!", apparso sulle reti Mediaset nel 1983, diventò, oltre che il terzo quiz più longevo della TV italiana un vero e proprio modo di dire.

Anche in finanza molto spesso chi riesce ad indovinare per primo il "giusto prezzo" diventa il vincitore tanto è vero che l' analoga espressione degli analisti finanziari "fair value" indica la stima del potenziale valore di mercato di un bene, di un servizio o di una attività (ad esempio il prezzo di un titolo azionario).

Succede però che da qualche settimana per molti di questi beni il giusto prezzo non si riesca più a trovare...o meglio, stia diventando sempre più alto!

E' il caso delle materie prime o, sempre per utilizzare il linguaggio dell'economia, delle "commodities" (dal francese "commoditè", un bene "comodo", facilmente utilizzabile e con le stesse caratteristiche universali chiunque ne sia il produttore o il venditore).

Proviamo a dettagliare.

- Beni agricoli o di allevamento come avena, farina di soia, frumento, mais, olio di soia, soia, cacao, caffè, cotone, legname, succo d'arancia, tabacco, zucchero, carni...

- Materie prime del settore energetico, dei metalli preziosi e di quelli industriali: petrolio, etanolo, gas naturale, nafta, propano, oro, platino, argento, palladio, alluminio, cobalto, nickel, rame, zinco, molibdeno, acciaio, stagno...

Ce n'è per tutti i gusti e per tutti gli usi, compreso l' utilizzo di questi beni come puro strumento finanziario negoziabile.

Siccome l'elevata standardizzazione e' la caratteristica comune di tutti questi beni (una commodity deve essere immagazzinabile e conservabile, cioè non perdere le caratteristiche originarie), nel tempo (anzi, nei secoli...) questa particolarità ne ha permesso l'agevole compravendita sui mercati internazionali, fino a trasformarle in una attività sottostante: in poche parole molte materie prime oggi rappresentano un valore numerico negoziabile indipendentemente dalla presenza del bene fisico.

Sono nate così le Commodity bond, obbligazioni il cui valore di rimborso del capitale e gli interessi sono indicizzati alla quotazione di una certa materia prima, e le Commodity future ovvero contratti in cui ci si obbliga a scambiare una prefissata quantità di merce ad una data futura e ad un determinato prezzo già deciso alla data della contrattazione, scommettendo sul rialzo o sul ribasso del prezzo di questo bene.

Ed eccoci così ai giorni nostri, e alle folle corsa delle quotazioni, salite alle stelle, Un esempio per tutti? il rame, che rispetto ad un anno fa ha aumentato la sua quotazione del 270%!

Quali e quanti sono i motivi di questi rialzi? 

Gli esperti individuano almeno due ragioni che, combinandosi, amplificano ulteriormente il fenomeno.

La prima ragione porta con sè una buona notizia: c'è aria di forte ripresa economica!

Secondo la maggior parte degli analisti l’economia globale potrebbe essere sull’orlo di un nuovo “superciclo” delle materie prime, con i governi di tutto il mondo che spingono per una rivoluzione industriale verde con il fine di rilanciare la crescita dopo la pandemia di coronavirus. Questo boom potrebbe essere simile al  “superciclo” dei primi anni 2000, guidato allora dalla ascesa delle prime economie emergenti e dalle innovazioni portate da internet.

Le previsioni per i prossimi tre decenni parlano di  un surplus di investimenti per rendere possibile la transizione energetica, con particolare attenzione alle infrastrutture per l'energia ed i trasporti puliti. 

Anche in questa nuova fase il trend è attualmente trainato in gran parte dalla ripresa economica in Cina, ma anche i piani di stimolo fiscale delineati da molti  paesi – tra cui il Regno Unito e la nuova amministrazione Biden negli Stati Uniti – sono suscettibili di aumentare la domanda di metalli e di energia per la costruzione di infrastrutture verdi. Ma non dimentichiamo l'Europa: con il "Next Generation EU" alle porte anche il nostro continente sta contribuendo alla crescita di domanda di commodities.

Metalli come il rame ed il nichel o un minerale come il cobalto sono tutti elementi che vedono una spinta alla domanda extra per la costruzione di infrastrutture mentre acciaio e prodotti petrolchimici sono indispensabili per le operazioni di "recovery". E, siccome è costoso estrarli, produrli stoccarli e spedirli, potrebbe anche essere giustificabile assistere ad una impennata dei loro prezzi.

Come se non bastasse, anche un dollaro USA più debole, la valuta usata per il commercio della maggior parte delle materie prime, in questo momento contribuisce a questa salita.

Inoltre stiamo assistendo ad un aumento vertiginoso del costo delle spedizioni. Un anno fa noleggiare un container costava mediamente 1.500 dollari e oggi la spesa è arrivata a 4.300 (+186%). In particolare nello stesso periodo le tariffe della Cina verso l’Europa sono aumentate del 142%  e del 103% per le rotte verso il Mediterraneo attraverso Suez. E non è nemmeno facile trovare i container!

La seconda ragione invece non è altrettanto nobile e porta con sè anche molti rischi: infatti questa aria di ripresa sta stimolando anche una forte speculazione, sia finanziaria che commerciale.

Per prima cosa le prospettive di rialzo dei prezzi a breve termine stanno attirando gli “squali” dell’ecosistema finanziario. Hedge funds, fondi di investimento o semplici traders hanno iniziato ad alimentare questo rally già nella seconda metà del 2020: a fine novembre, gli speculatori detenevano posizioni in acquisto nette in futures e opzioni su materie prime a livelli record.

Non è bastato,  e ancora oggi, dopo settimane consecutive di aumenti senza precedenti, le posizioni rialziste restano vicine ai massimi pluriennali alimentando la convinzione che, se ancora tutti in questo momento stanno comprando, lo stanno facendo perchè credono in prezzi futuri ancora più alti. Insomma, la classica bolla...

Fosse solo un ragionamento finanziario legato a questi investitori ed ai loro "rischi del mestiere", questa ragione sarebbe ancora  accettabile, in quanto giustificata dalla libertà di mercato.

Il fatto è che una ulteriore speculazione vede attori anche i produttori o i rivenditori primari, anch'essi invogliati a mantenere il più possibile nelle loro mani i materiali, per aumentarne i margini di guadagno al momento della vendita.

Conclusione: il prezzo non è giusto in quanto queste dinamiche rischiano di vanificare gli effetti positivi della ripresa in atto, soprattutto per i Paesi come il nostro, che non dispongono dei materiali di base. 

In Italia le associazioni di costruttori parlano di un "effetto domino" tale da mettere a repentaglio la regolare prosecuzione dei cantieri già aperti. C'è il rischio concreto che il costo impazzito delle importazioni di materiali di base possa vanificare gli incentivi e le iniziative messe in campo (Super Bonus, Ecobonus...) e fermare per sempre tante imprese che speravano finalmente di risollevarsi dopo tanti anni di crisi immobiliare.

Il mercato è libero ma sarebbe comunque auspicabile un intervento regolatore e calmieratore. Per esempio, evitare che l'import sia assoggettato ai dazi e alle manovre di cartello, e non mollare la produzione siderurgica nostrana, per non restare così dipendenti dall'estero.

Ragionare in termini comuni europei forse è la soluzione, in quanto l'accesso alle materie prime è di importanza vitale per tutte le economie della UE e ne minaccia la competitività nei confronti degli altri giganti.

Per terminare con una buona notizia, che va in questa direzione, proprio nel settembre scorso la Commissione europea ha annunciato l’avvio di una nuova alleanza industriale con l’obiettivo di diminuire la dipendenza comunitaria dall’import di materie prime dalla Cina. Nello specifico l’interesse della UE è diretto  a materiali come litio, titanio bauxite e cobalto (le "terre rare", indispensabili per la produzione delle auto elettriche)  necessari per portare avanti il Green Deal europeo e rendere l’Unione un’area carbon free entro il 2050. L' idea è quella di dar vita a un consorzio industriale per le materie prime utili per l’economia del futuro.

Ma la buona notizia non si ferma qui: siccome l'impatto delle estrazioni sull'ecosistema è ben noto, il progetto europeo verrà portato avanti nel rispetto dell'ambiente e della sostenibilità dei diritti umani e della salute, solitamente ben poco tutelati in altre aree del mondo.

Qualità, etica, e prezzi contenuti forieri di un nuovo rinascimento industriale europeo? Sono in molti a sognarlo, (e noi siamo fra quelli...)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Giuseppe Gentili - Personal Advisor

Dott. Giuseppe Gentili

Giuseppe Gentili è un Personal Advisor. Ha ottenuto la certificazione EFPA nel 2012 e dal 1999 è iscritto all'Albo Unico dei Consulenti Finanziari

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