SON TUTTE BELLE LE TASSE DEL MONDO (?)

Correva l'anno 2007 ed il programma Tv di Rai 3 "Mezz'ora in più", ancora oggi condotto da Lucia Annunziata, (si chiamava  a quel tempo " In mezz'ora") ospitava il Ministro dell' Economia Tommaso Padoa-Schioppa. I trenta minuti di quel 7 ottobre erano dedicati, pensate un pò, all'evasione fiscale.

Fu durante l'intervista che l' economista se ne uscì con una frase che avrebbe fatto discutere parecchio: "...dovremmo avere il coraggio di dire che le tasse sono una cosa bellissima..." Il discorso di Padoa-Schioppa era naturalmente più ampio ed articolato ("... le tasse sono un modo di contribuire tutti insieme a beni indispensabili come la salute, la sicurezza, l'istruzione e l'ambiente...») ma la polemica ormai era esplosa ed il povero Ministro, deceduto purtroppo nel 2010, invece che per i suoi meriti indiscussi, viene ormai ricordato per questa sua espressione. ( A dire il vero, tre giorni prima, in Senato, il Ministro aveva fatto parlare di sè anche per alcuni ragionamenti sui "bamboccioni"...)

Succederà la stessa cosa a Joe Biden?

Capita infatti che il 28 aprile il Presidente Americano durante il discorso dei suoi primi 100 giorni alla Casa Bianca, abbia annunciato un nuovo grande piano di benessere nazionale rivolto soprattutto alle famiglie, l’American Families Plan, da 1.800 miliardi di dollari, che arriveranno interamente dall'aumento di imposte e dalla tassazione sulle rendite finanziarie di chi ha redditi molto alti. "È tempo che le aziende americane e l’un per cento più ricco degli americani paghino la loro giusta parte. Solo la loro giusta parte», ha detto Biden, che ha proposto di aumentare l’aliquota dell’imposta per gli americani che guadagnano più di 400.000 dollari dal 37 al 39,6 per cento.

Quindi, viva o "abbasso" le tasse? Ma soprattutto: cosa si intende per "giusta parte"?

E questa giusta parte, è la stessa per tutti i Paesi del mondo?

Naturalmente non c’è contribuente al mondo che non abbia motivo di criticare il sistema di tassazione del proprio Paese, ma dobbiamo ricordare che ogni Stato ha le proprie peculiarità, anche storiche e sociali, per cui anche i sistemi di imposizione fiscale non seguono gli stessi criteri. Ad esempio, ci sono sistemi fiscali che si concentrano di più o di meno sulle imprese, altri sul lavoro, altri ancora sulle grandi fortune individuali. Per questo motivo, per avere confronti omogenei, gli economisti utilizzano come parametro universale il Total Tax Rate, una sorta di misuratore universale.

Per definizione questa aliquota fiscale "totale", è, la somma di tutte le imposte e contributi obbligatori a carico di imprese e di lavoratori e come vedremo questi confronti dimostrano che davvero alcuni Stati (o meglio, i loro cittadini) hanno più ragione di altri per lamentarsi. 

La fonte utilizzata è il sito web TRUENUMBERS.IT e i dati disponibili sono moltissimi e variegati, (si va dal 180% delle Isole Comore al 10% del Lesotho)

Per questo motivo anzichè sugli eccessi, è meglio concentrare l'attenzione solo sui Paesi economicamente più consolidati.

Ecco un veloce elenco a salire: Canada 20%, Hong Kong 21%, Gran Bretagna 31%, Stati Uniti 41%, Russia 48%, Australia e Germania 49%, Giappone 50%, Francia 61%. Spicca il caso della Cina: la tassazione è del 67,8% ma ciò che stupisce in Cina è che la maggior parte dell'imposizione è costituita da prelievi sui lavoratori e non sulle imprese, come ci si aspetterebbe in un Paese comunista. In Cina i lavoratori pagano il 48,4% di tasse rispetto al 10,9% a carico delle aziende.

Quindi parecchie sorprese e notevoli disparità pure in Paesi economicamente "simili" in termini di prodotto interno lordo e di sviluppo acquisito.

E l'Italia? Dalle nostre parti siamo primi! Il Paese con la fiscalità più alta in Europa è proprio l’Italia che svetta in cima alla classifica con il suo 64,8% di Total Tax Rate.

La sopportabilità del fisco viene spesso associata, nel calcolo individuale di ogni contribuente (e nel calcolo collettivo dei governanti), ai benefici derivanti da quanto ognuno riceve.

Per cui di fronte ai numeri di casa nostra pare legittimo lamentarsi e invocare una riduzione o, forse ancora meglio, una revisione dell'intero sistema fiscale; per la dimensione assunta dai prelievi obbligatori, il fisco, più che strumento utile a dispensare benessere sociale, viene percepito solo un onere assai gravoso, scarsamente correlato a ciò che si riceve. 

Le tasse sono troppo alte rispetto alla qualità e quantità dei servizi forniti dalla pubblica amministrazione, il loro peso e il fatto che sono congegnate male scoraggia l’attività economica con effetti negativi su produzione e occupazione, e, proprio perchè così pesanti, favoriscono l'evasione fiscale. (uno studio del Sole 24 Ore del 2018, ha calcolato che gli italiani, in media, si "abbassano" le tasse del 15%)

Quindi, pagare tutti per pagare meno? 

Eccola qui, in conclusione, la frase che è diventata un mantra, e che periodicamente, soprattutto durante le campagne elettorali, viene sbandierata da più parti, ma che purtroppo non è supportata dai numeri. (Già più di 40 anni fa l'economista Arthur Laffer spiegò all’allora presidente Ronald Reagan che tagliando le tasse avrebbe ottenuto un gettito fiscale più alto e non più basso.) 

A supporto, uno studio tutto italiano. Tra il 2002 e il 2018, sia le entrate sia le spese dello Stato sono aumentate in parallelo, ma in questi anni non c'è stata crescita, non sono aumentati i livelli di reddito, non sono aumentati il benessere e i servizi, non è sostanzialmente aumentato il PIL ed è rimasta una gravosa pressione fiscale. Secondo questo studio il risultato paradossale è che se tutti pagassero le imposte, tutti le pagherebbero non per diminuire la pressione fiscale, ma per far spendere, male e di più, lo Stato. “Pagare tutti per pagare meno” è allora diventata una leggenda: e forse il problema reale che non consente di migliorare servizi pubblici e welfare non è solo l’evasione fiscale…

Rimane solo una soluzione: il Lesotho...lì davvero le tasse "sono una cosa bellissima".

 

 

 

 

 

 

 

 


Giuseppe Gentili - Personal Advisor

Dott. Giuseppe Gentili

Giuseppe Gentili è un Personal Advisor. Ha ottenuto la certificazione EFPA nel 2012 e dal 1999 è iscritto all'Albo Unico dei Consulenti Finanziari

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