ETHEREUM, TROPPO ETHEREUM!

La storia dell'etere inizia con gli antichi Greci, per i quali era l'elemento cristallino con cui era fatto l'universo.

Questo mese, per capire qualcosa del fenomeno criptovaluta "Ethereum", non possiamo che cominciare così il nostro articolo. 

L'etere, sinonimo di quintessenza, secondo Aristorele si andava infatti a sommare agli altri quattro già noti: il fuoco, l'acqua, la terra e l'aria. Platone invece si riferiva all' Etere parlando di "terre perfette abitate da esseri superiori e situate al di sopra della terra a noi conosciuta."

Oggetto di indagine spirituale da parte di diverse tradizioni filosofiche ed esoteriche, l'etere sarebbe stato secondo gli alchimisti addirittura il composto principale della pietra filosofale.

Piccolo salto temporale di circa duemilacinquecento anni per scoprire che oggi la quintessenza del denaro si chiama Ethereum, la valuta digitale che sta soppiantando in termini di valore e di appetibilità l'ormai "sorpassato" bitcoin.

Per cui, chi ancora non avesse compreso che cos'è e come funziona un bitcoin, forse farà bene a saltare del tutto questo capitolo (e forse anche la sua capitolazione...) e a dedicarsi a qualcosa di ancora più innovativo. Infatti nel settore delle valute digitali Ethereum riveste ormai il ruolo di “nuovo Bitcoin” ma in realtà si tratta di due progetti diversi tra loro e lo vedremo.

Cos’è Ethereum, come funziona e cosa sono i "contratti intelligenti"?

Ethereum è un computer virtuale decentralizzato, (EVM - Ethereum Virtual Machine)  il cui scopo è sviluppare e gestire gli Smart Contract (letteralmente contratti intelligenti): virtuale perché risiede nella rete ed è costituito da tutti gli altri computer presenti nella stessa rete (chiamiamolo un Computer fatto di computer); decentralizzato perché nessuno può attaccarlo, censurarlo o controllarlo.

Gli smart contract hanno un senso e funzionano soltanto nella rete di Ethereum e sono realizzati mediante un linguaggio di programmazione (per questo motivo vengono anche chiamati software). Questi contratti  sono basati su determinate clausole e condizioni che devono trovare un riscontro sul piano reale. Fra le loro principali caratteristiche si possono annoverare la totale autonomia rispetto a qualsiasi eventuale intermediario (avvocato o notaio o autorità finanziaria) e la sicurezza (i dati contenuti all’interno sono crittografati).

In concreto, gli Smart Contract Ethereum possono ad esempio essere impiegati nei servizi di finanziamento collettivo, il cosiddetto "crowfunding", dove un gruppo di persone utilizza il proprio denaro in comune per sostenere gli sforzi di persone e organizzazioni, nella registrazione dei domini necessari alla costituzione di nuovi siti internet, per i giochi on line o addirittura nella gestione di sistemi elettorali, ma soprattutto in operazioni finanziarie senza la necessità di un classico intermediario (leggasi Banca o Autorità monetaria).

Queste operazioni vengono memorizzate in un registro pubblico attraverso le catene "blockchain", forse la cosa più difficile davvero da comprendere.

La catena blockchain, proviamo a spiegarla...

È definita come un "registro digitale le cui voci sono raggruppate in blocchi, concatenati in ordine cronologico, e la cui integrità è garantita dall’uso della crittografia…”

A differenza della tradizionale comunicazione online, che passa direttamente attraverso una piattaforma o un'azienda centralizzata, (ad esempio Facebook, Microsoft, Apple...) la blockchain adotta un approccio diverso decentralizzando il proprio sistema e consentendo a computer indipendenti in tutto il mondo di monitorare l'attività di rete. Questi computer indipendenti controllano continuamente le transazioni note appunto come 'blocchi' e le collegano in una catena di eventi, da cui il nome blockchain.

Cercando di usare un linguaggio ridotto all’osso ed un esempio davvero semplice proviamo ad immaginarla come un luogo fisico con una serie di casseforti poste una di seguito all’altra che non possono essere rimosse o mutate nel tempo. Dentro possiamo racchiudere qualsiasi contratto, dall' acquisto di un chilogrammo di prosciutto alla registrazione della formula matematica della fusione nucleare… ma questo è affar nostro. La cosa che davvero importa è che ogni nuovo blocco prima della registrazione deve essere validato dagli altri utenti che partecipano alla piattaforma.

Per funzionare il network ha bisogno perciò di computer (veri) tenuti costantemente accesi, i quali cedono alla rete una parte della loro potenza di calcolo per poter validare le transazioni.

Come funziona il sistema di pagamento in Ether?

Da queste poche righe è subito chiaro che Ethereum è molto più di una criptovaluta, senza contare che tecnicamente la valuta virtuale prende il nome di Ether. Per cui, se è vero che gli Smart Contract “girano” sulla rete Ethereum, è altrettanto vero che non potrebbero funzionare senza la "Ether".

La criptovaluta Ether viene acquistata dai partecipanti alla rete per pagare l’utilizzo della potenza di calcolo senza la quale gli Smart Contract non esisterebbero. Volendo usare una metafora, Ether è la benzina che alimenta una fuoriserie di nome Ethereum. Dunque, se si accosta la parola criptovaluta ad Ethereum si sta commettendo un errore. La moneta digitale è Ether, che può anche essere vista come una sorta di incentivo agli sviluppatori per realizzare applicazioni di maggiore qualità. Da qui anche il suo valore, che aumenta all'aumentare della quantità di registrazioni/contratti effettuati e dei suoi utilizzatori (un fenomeno chiamato network effect). E questa è forse  la differenza principale rispetto al "tradizionale" bitcoin. Scomodiamo l'economia e parliamo addirittura di politica monetaria: la disponibilità massima dei Bitcoin è stata fissata, alla loro nascita, in 21 milioni di unità, gli Ethers invece sono potenzialmente illimitati, così come il loro valore.

Quanto vale un Ether?

Ethereum è la seconda criptovaluta per capitalizzazione azionaria nella top 10 , alle spalle di Bitcoin e davanti a Ripple. 

1° gennaio 2016 72 milioni, 1° gennaio 2017 715 milioni, 1° gennaio 2018 74 miliardi di capitalizzazione....fino ad arrivare, fra alti e bassi, in questi giorni a quasi 200 miliardi di dollari e ad un valore unitario di circa 2.500 dollari ( attenzione! tre settimane fa ha toccato i 3.900 dollari, da allora meno 64%...)

La domanda perciò dovrebbe essere un'altra: continuerà a valere?

Qualcuno dice sì...certamente si è verificato un fenomeno comune nel settore, per cui una criptovaluta particolarmente chiacchierata inizia ad attirare sempre più investitori per il semplice fatto che molti altri investitori ne sono già coinvolti. Ma con Ethereum c’è anche altro: come abbiamo visto la tecnologia alla base della criptovaluta è sempre più sfruttata in applicazioni promettenti, ed è questo un mercato in grande crescita. Hanno probabilmente contribuito al rialzo anche i recenti investimenti e interessamenti di istituzioni finanziarie internazionali molto autorevoli.

Qualcuno dice no...

Bitcoin, Dashcoin, Ether, Tether, Vechain, Stellar, Ripple, Litecoin, Monero, Dogecoin, Cardano, Xrp, Binance coin... per il sottoscritto ad esempio cominciano ad esserci un pò troppi suffissi "coin", che ricordano tanto il fenomeno "punto-com" delle start up ipercomprate negli anni duemila. Anche in Italia è ancora vivo il ricordo di quelle quotazioni con rialzi da favola e corse sfrenate agli acquisti, sulla scia di quello che succedeva nel mercato azionario tecnologico americano: a seguire il tracollo collettivo e la cancellazione di titoli come E.Biscom, Blu, Finmatica...la stessa sopravvissuta Tiscali che in quel periodo valeva 50 euro e capitalizzava più di Fiat, da molti anni quota solo qualche centesimo.

Insomma, così come sul sul lungo periodo la relazione tra il prezzo dell’ether e l’espansione dell’utilizzo della piattaforma Ethereum resta tutta da dimostrare, la stessa cosa andrebbe in generale considerata per l'intero mondo delle criptovalute; aggiungiamo anche che ad oggi non è stato ancora definito e codificato un sistema uniforme di tassazione sui guadagni conseguiti, per cui il rischio di spiacevoli sorprese è ancora più elevato. 

Attenzione alle piattaforme - L'allarme della Consob

Chiudiamo questo contributo con un ulteriore "alert" relativo alle piattaforme di acquisto: in quanto non scambiabili sui canali bancari e con gli operatori tradizionali, le criptovalute (tutte) vengono infatti proposte su piattaforme on line alle quali si accede quasi sempre a pagamento, con la promessa di guadagni eccessivamente facili da realizzare. Queste piattaforme, come capita molte volte sul web, possono nascondere truffe e scomparire improvvisamente con il malloppo, ossia con i bonifici degli investitori che aprono posizioni "coin".

Prudenza, diversificazione ed investimenti da approcciare con importi molto limitati: per una volta almeno, la consueta raccomandazione di pianificazione finanziaria non è solo la mia. Il mese scorso le "cripto-attività" sono infatti entrate anche nel mirino di Consob e Banca d'Italia, che hanno ricordato come questi acquisti non siano neppure tutelati dalle norme in materia di trasparenza dei servizi di investimento, e possano comportare perdite integrali forse recuperabili...solo nell'etere!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
 
 
 
 
 
 

Giuseppe Gentili - Personal Advisor

Dott. Giuseppe Gentili

Giuseppe Gentili è un Personal Advisor. Ha ottenuto la certificazione EFPA nel 2012 e dal 1999 è iscritto all'Albo Unico dei Consulenti Finanziari

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