IDROGENO E INVESTIMENTI: PUNTIAMO TUTTO SUL "VERDE"!

Cominciamo con due date, che forse diverranno storiche, delle quali una è recentissima...

11 dicembre 2019: la Commissione europea mette in campo la più poderosa iniziativa sulla politica climatica ed energetica della sua storia, una sorta di ‘bazooka verde’, pubblicando la comunicazione denominata " Green Deal Europeo" con lo scopo di fare dell'Europa, entro il 2050, un continente climaticamente neutro.

8 giugno 2022: approvazione del progetto FIT FOR 55, in italiano “Pronti per il 55”. L’obiettivo per i trasporti in estrema sintesi sarà la riduzione delle emissioni medie di Co2 delle auto nuove del 55% al 2030 (e quindi segnare un -55% rispetto all’attuale livello) del 100% dal 2035 rispetto ai livelli del 2021. Per attuarlo, oggetto di discussione proprio in quest eore anche in Italia, sarà perciò indispensabile terminare la vendita di auto nuove a benzina e diesel dal 2035.

 

Continuiamo con una domanda, quella che ogni investitore dopo queste due notizie dovrebbe farsi: come “sfruttare” in finanza questo trend che ormai appare definito e irreversibile e che porterà all’utilizzo di energie alternative, e soprattutto, quale sarà l’energia pulita vincente su cui puntare maggiormente, quella che si imporrà su tutte le altre?

Trovarla infatti non è facile perché l’elenco delle possibilità comincia ad allungarsi: energia cinetica, mareomotrice, bioenergia, geotermica, solare, idroelettrica, eolica e....argomento del mese, quella a idrogeno, o, ancora meglio, a idrogeno “verde”.

Per la precisione, l’idrogeno non è una fonte energetica pura, come può essere il petrolio, ma un vettore energetico, e il suo processo di produzione è in teoria semplice, essendo l’elemento più abbondante sulla terra. Lo si può ottenere ad esempio dall l’acqua, con un processo noto come elettrolisi, che però risulta difficoltoso in gran parte perché richiede molta elettricità per cui esistono infatti anche forme di idrogeno “grigio” (alte emissioni di carbonio per produrlo) e "blu” (produzione attuale, minori emissioni di carbonio in quanto viene catturato e stoccato).

Per questo motivo finora chi ha tentato la creazione di una versione “verde”, a zero emissioni, è stato frenato dagli alti costi necessari per creare le infrastrutture per metterlo in uso in quanto l’elettricità da utilizzare, se prodotta da fonti rinnovabili, ha prezzi più alti, ma se il prezzo dell’energia solare ed eolica continuerà a diminuire, impiantare sistemi di produzione di idrogeno a costi più contenuti sembra molto più fattibile, tanto che l’Agenzia Internazionale prevede che il costo dell’idrogeno pulito scenderà del 30% entro il 2030

 

I piani nel mondo

A questo punto quindi tutto dipende dalle politiche energetiche degli Stati ai quali, senza dubbio, i Piani di Ripresa post-pandemia hanno impresso ulteriore velocità per lo sviluppo di un mercato energetico più sostenibile.

Ad esempio, appena eletto alla presidenza degli Stati Uniti, Joe Biden ha presentato un piano per il clima con un programma di ricerca. Obiettivo: produrre un gas pulito che sia abbastanza economico per alimentare le centrali elettriche da qui al 2030.

 Allo stesso tempo, Giappone, Corea del Sud, Australia, Nuova Zelanda e la nostra Unione Europea con il lancio del Green Deal, hanno varato programmi che puntano sull’idrogeno per compiere una conversione energetica che sia in linea con i principi dell’Agenda 2030 della sostenibilità.

L’impegno dell’UE a favore dell’idrogeno ha dato vita anche alla  European Clean Hydrogen Alliance (ECH2A), l’iniziativa della Commissione europea che riunisce enti pubblici e privati, associazioni di imprese e cittadini, per definire le priorità strategiche dei prossimi anni volte alla promozione e allo sviluppo dell’idrogeno.

 

La finanza non sta a guardare

Fra le Case di Investimento da sempre più attente allo studio delle novità, c’è Morgan Stanley, secondo cui entro il 2050 l’idrogeno potrebbe raggiungere un volume di vendite annuali globali pari a 2.500 miliardi di dollari contro i 130 miliardi di dollari del 2017, e già nel 2030 il costo della produzione di idrogeno verde potrebbe corrispondere a quello della produzione di metano.

Di grande aiuto, negli USA, sempre secondo i suoi analisti, potrebbero essere il prolungamento dell’attuale credito di imposta sulla produzione di energia eolica. Addirittura, la localizzazione di impianti di idrogeno verde vicino ai principali parchi eolici nel Midwest degli Stati Uniti e in Texas potrebbe rendere competitivo il costo del carburante già fra qualche anno.

Ma c’è chi studia e c’è chi già si è mosso: succede proprio in Europa. dove un fondo infrastrutturale punta a raccogliere 1,5 miliardi di euro nei prossimi sei anni, presumendo che questa piattaforma finanziaria offra un buon rendimento agli investitori.

La joint venture si chiama HY24 e 800 milioni di euro sono stati già impegnati da un gruppo di investitori industriali e finanziari di primo piano attivi nell’idrogeno pulito: tra questi, il produttore di celle a combustibile ed elettrolizzatori Plus Power,  il gigante dei servizi Oil&gas Baker Hughes, Chart Industries, produttore di attrezzature per i settori dell’energia pulita e fossile, tra cui serbatoi di idrogeno mentre 100 milioni di euro arrivano anche da investitori francesi, tra cui TotalEnergies e Air Liquide. Inoltre anche che la società elettrica Edf e il produttore di celle a combustibile Ballard Hy24 hanno dichiarato di volersi unire alla joint venture. Il fondo inizierà gli investimenti concentrandosi proprio sulla produzione di idrogeno da elettrolisi e sulle infrastrutture di rifornimento per flotte di camion, autobus e taxi.

 

Per i “piccoli” investimenti

Abbiamo capito che nello scenario attuale non mancano la volontà politica e i mezzi finanziari per realizzare una svolta nei campi della mobilità, dell’energia e dell’industria proprio grazie all’idrogeno. Certo, bisogna solo aspettare che gli investimenti inizino a dare i loro frutti, ma perchi fosse interessato a questo mercato del futuro le opportunità sono ampie tanto quanto le potenziali applicazioni di questa fonte energetica verde.

La sfida sarà tuttavia riuscire a individuare i vincitori di domani. In tal senso può essere più utile sfruttare il know how degli esperti e non puntare tutto su poche società, utilizzando i Gestori professionisti. Infatti anche per i piccoli investitori sono già disponibili sul mercato parecchie soluzioni legate a questo business.

Che siano Fondi e Sicav, Etf o Certificati, in questa sede non vogliamo certo fare pubblicità alle Case di Gestione, magari correndo il rischio di dimenticarne qualcuna, per cui il consiglio è quello di individuare lo strumento migliore affidandosi, come sempre, al vostro Consulente Finanziario di fiducia.

Nel mio caso, poi, se lo meriterebbe… per lo meno l’impegno con il quale è stato scritto questo articolo sarebbe ripagato!


Giuseppe Gentili - Personal Advisor

Dott. Giuseppe Gentili

Giuseppe Gentili è un Personal Advisor. Ha ottenuto la certificazione EFPA nel 2012 e dal 1999 è iscritto all'Albo Unico dei Consulenti Finanziari

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