QUANTO FA 60 + 40? ...QUEST’ANNO, PURTROPPO, - 20 (%)

Secondo la teoria classica, quando un bravo Consulente deve costruire un portafoglio efficiente, la sua mente corre subito a due numeri magici: 60 e 40.

Il portafoglio 60/40, cioè composto per il 60% da azioni e per il 40% da obbligazioni, è infatti da sempre preso a modello di partenza in tema di diversificazione degli investimenti. L’idea è che quando le azioni, che nel tempo sono il motore di crescita, hanno un andamento negativo, le obbligazioni, meno rischiose, servono a proteggere ed a limitare i danni.

 

Perché le obbligazioni?

Diciamo subito che a rendere meno rischioso il mercato obbligazionario è proprio la sua dimensione: si tratta infatti del mercato più liquido del mondo. Secondo J.P.Morgan nel 2021 il totale delle obbligazioni in circolazione superava i 130 trilioni di dollari (nota dimensionale: un trilione = 1.000.000.000.000.000.000), di cui 48 emessi negli Stati Uniti. Più o meno la stessa fetta se la prendevano  gli altri paesi sviluppati mentre 34 trilioni di dollari era  la parte di obbligazioni dei paesi emergenti.

Questo mercato, spesso chiamato mercato del debito o del reddito fisso, è il nome collettivo dato a tutte le operazioni che coinvolgono acquisti o vendite di titoli obbligazionari che vengono emessi, in estrema sintesi, da due principali Soggetti, i Governi e gli altri Enti Sovrani, e le Società quotate in borsa.

I primi tipicamente rilasciano obbligazioni  per raccogliere capitali che devono servire per pagare i servizi che offrono alla collettività, oppure per finanziare miglioramenti infrastrutturali, o aiutare altri paesi in via di sviluppo. Già nel Medioevo i governi iniziarono a emettere "debiti sovrani" per sostenere le loro guerre. Ad esempio la Banca d’Inghilterra, la più antica banca centrale del mondo ancora esistente, fu creata per raccogliere fondi destinati a ricostruire la marina britannica nel XVII secolo.  Anche i primi buoni del Tesoro degli Stati Uniti, all'inizio nella Guerra di Indipendenza dalla corona britannica, e poi sotto forma di ” Liberty Bonds” nella Grande Guerra, furono istituiti per aiutare a raccogliere i fondi necessari.

Le Società quotate in borsa invece utilizzano i prestiti obbligazionari quando hanno bisogno di finanziare progetti di espansione aziendale, far crescere nuove linee di prodotti, aprire nuove sedi o mantenere le operazioni in corso. Anche il mercato delle obbligazioni societarie è piuttosto vecchio. Le prime società costituite, come la Compagnia olandese delle Indie Orientali e la Compagnia del Mississippi, emettevano già strumenti di debito ancora prima di diventare Società per azioni.

 

I rendimenti storici del mercato obbligazionario

Storicamente il 2% di rendimento reale medio è un numero confermato anche dai dati di numerosi studi statistici. Intendiamo per rendimento "reale" quello che resta se lo depuriamo dall'inflazione.

Dal 1928 al 2021 il rendimento reale per un Titolo di Stato USA decennale americano è risultato del 2,2%, percentuale che praticamente raddoppia (+ 4,2%) per chi ha investito in obbligazioni di Società cosiddette "investment grade", ossia con alto grado di solidità. 

Sempre nello stesso periodo, anche confrontato a quanto generato dal mercato immobiliare (+ 1,2%) il rendimento dei titoli di stato è risultato quasi il doppio.

Naturalmente questi numeri cambiano da paese a paese, perché cambia la solidità di chi emette le obbligazioni, cambiano i tassi di inflazione e a volte arrivano anche alcuni fallimenti (default) che diminuiscono o addirittura azzerano la possibilità di rientrare in possesso del capitale investito.

Però In generale le obbligazioni, anche se nel tempo hanno rendimenti attesi inferiori alle azioni, tendono ad essere meno volatili e più prudenti: per questo motivo vengono privilegiate dagli investitori tradizionali, da chi vuole correttamente bilanciare e proteggere il proprio portafoglio. In ultima analisi, c'è chi preferisce “un uovo oggi”...

 

L’eccezione (la tempesta perfetta)

In questo 2022 invece, con estremo disappunto degli investitori di mezzo mondo, la protezione è mancata: addirittura, evento rarissimo, nel terzo trimestre di quest'anno il “60/40” ha registrato ribassi maggiori di quelli di un portafoglio prevalentemente costituito da sole azioni. Il dato più eloquente ci arriva dal mix di azioni e obbligazioni statunitensi, che segna a oggi un calo del 20% (il secondo peggior risultato mai segnato). Solo il 1931, durante la Grande Depressione, fu così negativo. Aggiungendo poi l’aumento dei prezzi, con l’inflazione statunitense superiore all’8%, il 2022 sta diventando l’anno con il segno meno più profondo di sempre.

La fine dei lock-down, con la ripartenza improvvisa e simultanea delle economie, ha provocato un eccesso di domanda che ha innalzato il prezzo di qualsiasi materiale; poi l’invasione russa ai danni dell’Ucraina ha contribuito a scuotere i mercati, facendo esplodere una crisi energetica e innescando una spirale inflazionistica che non si vedeva da 40 anni. Le Banche Centrali da molti mesi stanno correndo ai ripari con l’unico sistema che hanno a disposizione, la leva dell’aumento dei tassi. E proprio questo aumento “deprezza” il valore corrente dei titoli obbligazionari già in circolazione, che a suo tempo furono emessi con cedole molto più basse rispetto agli attuali rendimenti.

L’indice dei titoli di Stato Usa ha sfiorato da inizio anno il -14%, quello dei titoli di Stato europei di tutte le scadenze ha ceduto oltre il 17%. Questa performance negativa è particolarmente sorprendente, perché di entità pari a quella concomitante dei listini azionari. Per un portafoglio bilanciato, pertanto, ciò ha comportato l’impossibilità di salvarsi perché la diversificazione non ha avuto luogo.

Insomma, un anno terribile, che quasi tutti vorremmo fosse già finito.

 

La regola: perché continuare ad utilizzare questa strategia

Nel periodo 1940-2019, un portafoglio costruito per il 60% con l’indice azionario SP 500 e il 40% di titoli di stato Usa con scadenza a 10 anni ha generato un rendimento medio annuo del 9%. (Fonte SP 500 Total Return Index + Bloomberg Barclays US Aggregate Index), e anche gli anni 2020 e 2021 non sono sfuggiti a questa regola.

I mercati sono incredibilmente efficienti nel valutare rapidamente le cattive notizie o gli shock inattesi, e reagire di pancia ai titoli dei giornali non ha mai funzionato nel lungo periodo.

Storicamente la diversificazione tra azioni e obbligazioni si riprende nel giro di pochi mesi per cui quasi tutti gli analisti sono concordi nel considerare il risultato di questo 2022 come un “cigno nero”. Ad esempio nel 2008, l’ultimo anno davvero pesante per i portafogli 60/40, il meno 20% che si registrò fu completamente assorbito dal più 18,2% e dal più 11,7% dei due anni successivi.

Sarà così anche nei prossimi anni? Tutto lo fa prevedere: le azioni e le obbligazioni torneranno a de-correlarsi con la normalizzazione dell’inflazione,  il raffreddamento di molte economie riporterà i tassi in linea con le aspettative e, in virtù di cedole ora più appetitose, i benefici di questo mix non tarderanno a farsi sentire di nuovo.

Alla fine, l'addizione 60 + 40, … tornera' di nuovo a fare 100!


Giuseppe Gentili - Personal Advisor

Dott. Giuseppe Gentili

Giuseppe Gentili è un Personal Advisor. Ha ottenuto la certificazione EFPA nel 2012 e dal 1999 è iscritto all'Albo Unico dei Consulenti Finanziari

Hai piacere di ricevere una consulenza?

Scrivimi

Ti ricontatterò presto per concordare data e luogo dell'appuntamento

Campo obbligatorio
Campo obbligatorio
Campo obbligatorio
Campo obbligatorio
Campo obbligatorio
Campo obbligatorio
Campo obbligatorio
Campo non valido
Invalid Input
Giuseppe Gentili

Consulenza finanziaria

Affidati ad un Professionista per la pianificazione finanziaria e la protezione del tuo patrimonio

Contattami

I più letti