PAYVOLUTION: A CHE PUNTO SIAMO?

Mai buttare via niente... 

Ho riletto in questi giorni un articolo che avevo conservato dall' aprile del 2021: un report sul business dei pagamenti digitali che conteneva, secondo i soliti esperti, i titoli su cui puntare in questo segmento di mercato.

L’ho riletto in quanto proprio a fine ottobre di questi titoli se ne è parlato parecchio, in seguito ai consistenti ribassi che i “profit warning” delle loro trimestrali hanno innescato.

In quel periodo, ricordiamo bene, la pandemia aveva indubbiamente comportato un avvicinamento anche per gli italiani alle modalità di pagamento che non prevedono il contatto con le banconote, dando un forte impulso al settore dei pagamenti elettronici che ancora ci vedeva molto in ritardo rispetto ai Paesi dell'Unione Europea.

Era infatti bastato il breve volgere di pochi mesi per far compiere al nostro e-commerce un salto epocale. Complice il lock-down, gli acquisti online erano finalmente entrati a far parte delle abitudini consolidate di milioni di italiani e in quel momento titoli come la francese Worldline,  l’olandese Adyen e la nostra Nexi, ed in generale tutto il settore,  godevano perciò di favorevoli previsioni di crescita.

Worldline valeva 71 euro allora, con un prezzo previsto in aumento a 80 euro.

Una azione Adyen prezzava circa 2.000 euro, (si, avete letto bene, 2.000 euro una azione), in virtù di ricavi che, citava sempre l’articolo, erano cresciuti nei tre anni precedenti del 46%.

Una azione Nexi quotava poco meno di 15 euro. 

 

La fine della corsa?

Worldline in qualche mese raggiunse in effetti gli 85 euro: oggi ne vale 11,4.

Adyen arrivò a toccare i 2.700 euro a fine agosto 2021, e adesso quota 636.

Stessa tendenza per Nexi che, superati nello stesso periodo i 18,5 euro ora ha un prezzo che si aggira sui 5,5 euro…

Certamente per delle società quotate lasciare sul campo in pochi anni, in media, il 70% del valore non è cosa di tutti i giorni.

Cosa è successo?

Possibile che nel frattempo sia diminuita la nostra attitudine ai pagamenti digitali? E questi ribassi, significano solo un ridimensionamento della bolla, o sono qualcosa di definitivo?

 

Le cause

Dobbiamo distinguere due motivazioni: la prima psicologica e la seconda più tecnica e contingente.

Per prima cosa mentre durante la pandemia, a torto o a ragione, si pensava che il mondo non sarebbe più stato lo stesso, e che la tendenza a rinchiudersi in casa sarebbe comunque diventata irreversibile, il successivo “liberi tutti” ha riaperto di nuovo le porte anche ai pagamenti fisici, ed il 100% dei pagamenti digitali si è progressivamente assestato su percentuali comunque alte, ma meno assolute, che hanno anche ricondotto le prospettive di utili futuri a multipli meno eclatanti.

Per quel che riguarda gli aspetti tecnici, negli ultimi 12 mesi hanno invece pesato il rialzo dei tassi, la caduta dei consumi (soprattutto in Europa, dove queste società hanno il loro business principale) e anche la concorrenza di nuovi player che spingono verso il basso il prezzo delle transazioni.

In un contesto difficile in cui la congiuntura macro si deteriora, ad esempio, Worldline lo scorso 27 ottobre ha annunciato un piano di riduzione dei costi da 200 milioni di euro (lo ha denominato, con un ossimoro, “power 24”…)  e ha abbassato le previsioni per il 2023 in seguito al calo di fatturato che la società ha riscontrato soprattutto nel suo mercato principale, la Germania. Inevitabile, lo stesso giorno, uno shock sulla borsa francese che ha poi finito col contagiare, sui mercati europei, le altre big del settore. Ad Amsterdam in vistoso calo l’olandese Adyen, che aveva già perso il 40% in agosto dopo aver comunicato risultati deludenti nei primi sei mesi dell’anno, e anche a Piazza Affari Nexi, ha chiuso a meno 10% in un giorno.

In questo momento, secondo gli analisti, il settore dei pagamenti non sta mantenendo le storiche promesse di crescita e non riesce neanche a indebolire il predominio degli storici network globali di carte di pagamento come Visa e Mastercard.

 

Le prospettive e le novità: pagare a rate ai tempi dell’inflazione.

Fra qualche settimana a Milano, ritornerà Salone dei Pagamenti, alla sua ottava edizione.

Istituzioni, banche, mondo finanziario, circuiti di pagamento, imprese, pubbliche amministrazioni, aziende digitali, start-up e fintech, professionisti, consumatori, giovani e studenti, tutti presenti per diffondere informazioni, raccontare esperienze e presentare tutte le novità  riguardanti  carte di credito, digital wallet, mobile payment, bancomat virtuali, ma anche criptovalute.

Fra queste innovazioni, figlia dei tempi che stiamo vivendo, la più utilizzata è certamente la modalità “BNPL”, che sta per “Buy now Pay later”.

Secondo un’indagine di eBay, il 76% dei consumatori italiani è propenso ad aumentare il suo e-commerce se gli viene offerto il  Buy now Pay later, ossia la possibilità di rateizzare l’acquisto in tre o quattro rate, a seconda del fornitore del servizio: l’indagine risale alla prima metà del 2022 e questa propensione  potrebbe essere aumentata dopo che la curva dell' inflazione ha registrato un'impennata.

Il vantaggio per l’acquirente di un bene di consumo o un servizio, come una cena in un ristorante stellato o una vacanza in agriturismo, è quello di preservare una parte della sua liquidità e di usufruire di un prezzo fissato prima degli aumenti.
Di converso chi vende, dilazionando il proprio introito in qualche rata, si assume l’onere di posticipare l’incasso per focalizzarsi sulla soddisfazione del cliente; fa, in sostanza, un investimento di fidelizzazione.

Un ultimo numero, prima di chiudere: questo settore a livello europeo vale circa 260 miliardi di euro, e crescerà comunque del 7% entro il 2025, per ribadire che il “cashless” è un processo irreversibile e il suo business è qui per restare, al di là dei saliscendi di borsa.

Benvenuta payvolution, vecchio portafoglio… addio!


Giuseppe Gentili - Personal Advisor

Dott. Giuseppe Gentili

Giuseppe Gentili è un Personal Advisor. Ha ottenuto la certificazione EFPA nel 2012 e dal 1999 è iscritto all'Albo Unico dei Consulenti Finanziari

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