IL SORPASSO

Questo mese, sotto i riflettori del blog, è finito il nuovo motore di crescita dei Mercati Emergenti: l’India.

Tra i suoi vantaggi competitivi ci sono la demografia, un’impennata di giovani istruiti che possono spendere e un governo impegnato a realizzare riforme strutturali.

Il risultato?

Una borsa “a mille”.

Il 23 gennaio scorso, secondo i dati riportati da Bloomberg l’India ha superato, in termini di capitalizzazione di società quotate, la Borsa di Hong ed è diventata il quarto mercato azionario più grande al mondo: 4.330 miliardi di dollari contro i 4.290 miliardi di Hong Kong.

Per l’India si tratta di un record assoluto, oltre che la dimostrazione di una continua e inarrestabile crescita. Basti pensare che la Borsa aveva tagliato 4.000 miliardi di dollari solamente lo scorso 5 dicembre.

Un sorpasso che sa di storia e che apre a diversi e rilevanti scenari e impatti, perché anche la capacità di attrarre capitali finanziari è un indice di crescita e di solidità economica.

 

Qualche numero

L’indice “NIFTY 50” rappresenta la media ponderata delle maggiori 50 aziende indiane quotate alla Borsa di Mumbai (National Stock Exchange of India).

È nato nel 2006, e all’inizio del 2009, valeva 2.800 punti. In questi giorni ha superato i 21.000, il che significa una crescita maggiore del 700% in 15 anni. Lascio ai lettori il calcolo della performance media annuale…

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Questa crescita si lega a doppio filo con gli utili delle azioni indiane che, sempre nello stesso periodo, hanno registrato un incremento medio annuale degli utili dell’11%, superando persino il più 8,7% realizzato nello stesso periodo dal NASDAQ100, indice, come si sa, trainato dai soli titoli tecnologici.

Con questa vetrina, l’India è diventata anche una delle mete preferite dagli operatori internazionali. I fondi esteri, per esempio, hanno investito più di 21 miliardi di dollari in azioni indiane nel 2023, aiutando l’altro indice di riferimento del paese, l’S&P BSE Sensex, a chiudere in positivo per l’ottavo anno consecutivo.

Ma il sorpasso non è solo sulle borse degli altri: crescita del P.I.L, reddito pro capite, nazione più popolosa al mondo, spesa per i consumi…sono molti i primati che negli ultimi anni il più grande degli stati del Subcontinente ha ottenuto nei confronti dei vicini emergenti.

 

I meriti (delle riforme) 

Secondo un recente sondaggio, dopo Indira Gandhi, l’attuale premier Narendra Modi, è quello più amato dagli indiani.

Già nel primo mandato del 2014 mise in campo la demonetizzazione, con l’eliminazione dell’86% degli scambi in contante dal sistema.

Rieletto nel 2019, il premier ha avuto il merito di aver accompagnato la forza demografica dell’India (per inciso, la stessa che favorisce i consumi e una impressionante base di investitori retail) con una serie di riforme strutturali, anche drastiche nel breve termine, ma proprio per questo di impatto immediato.

Obiettivo: facilitare il modo di fare affari e innalzare il tenore di vita nazionale, intervenendo in primis in settori come la sanità pubblica nazionale, (lo Schema di Protezione Nazionale della Salute ha preso il suo nome, “Modicare”), la gestione dei rifiuti, i trasporti e l’inquinamento, la riduzione della durata delle cause civili e lo snellimento delle procedure giudiziarie.

Altri interventi importanti, dal punto di vista della crescita economica, hanno riguardato il mercato del lavoro e le proprietà terriere mentre in finanza, per conferire maggiore stabilità al sistema, sono state istituzionalizzate tutte le Società non bancarie.

 

…e i demeriti (della Cina) 

New Delhi sta vivendo così un momento di crescita tanto da contendere all’ex Impero di Mezzo la leadership asiatica, complici le rigorose restrizioni anti-Covid-19 solo di recente sbloccate, la repressione normativa sulle Società, la crisi del settore immobiliare e le tensioni geopolitiche con l’occidente.

La Cina ha smesso di essere un ‘paradiso dei bassi salari. L’India, l’Indonesia, le Filippine e il Vietnam hanno ottenuto risultati migliori e sono diventati un’alternativa interessante per le aziende occidentali. L’espansione della capacità produttiva non è quindi più una pratica standard in Cina. Oltre a questi Paesi asiatici, fra l’altro, anche il Messico e il Brasile ne escono decisamente molto meglio.

Tutti questi fattori hanno così colpito duramente negli ultimi anni i titoli azionari cinesi e di Hong Kong ed eroso l’attrattiva per gli investimenti esteri facendo diminuire il loro valore di mercato di oltre 6mila miliardi di dollari rispetto ai picchi del 2021. 

 

Le prospettive

Nei prossimi anni tutto sembra giocare a favore dell’India.

Le imminenti elezioni generali, previste fra aprile e maggio, indipendentemente dall’esito, potranno essere il volano per ulteriori piani di spesa federali e per la prosecuzione dello sviluppo delle infrastrutture.

Inoltre, tra i Brics è ormai iniziata una vera battaglia per avere più peso e potere all’interno dei cosiddetti “Paesi emergenti” e se all’inizio il peso dei primi 5 Paesi (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) valeva circa il 21% del commercio globale, oggi, con l’ultimo allargamento a 9, l’alleanza vale oltre un quarto del prodotto lordo mondiale.

Le proiezioni indicano che entro il 2027 l’India sarà la terza economia più grande al mondo,  superando i 5 trilioni di dollari di PIL: non è perciò un caso che gli Usa stiano pensando a Delhi come una valida alternativa a Pechino.

 

Come investire in India?

La frase “investire è semplice, ma non è facile…” è stata attribuita a Warren Buffett, e viene citata un po’ in tutto il globo. Oggi la facciamo nostra perché calza a pennello per chi decidesse di “puntare” decisamente sul mercato azionario e obbligazionario indiano. Ma su quale settore, o su quale titolo?

La soluzione non è facile. Settore farmaceutico? (Sunpharma); Automotive? (Tata); Bancassurance? (Icicibank); Acciaio? (Jswsteel); Smart energy? (Powergrid)…

Ma, appunto, è molto semplice: attraverso il vostro Consulente, come sempre a portata di un click o di un colpo di telefono, sono già a vostra disposizione Fondi, Sicav ed Etf che replicano l’andamento del mercato indiano o raggruppano i “best performer”.

Questo in ossequio a tre principi cardine della finanza: diversificazione, riduzione del rischio e delega a Gestori professionisti. Senza dimenticare l’ottimizzazione dei costi e… (si spera), anche dei ricavi!

 


Giuseppe Gentili - Personal Advisor

Dott. Giuseppe Gentili

Giuseppe Gentili è un Personal Advisor. Ha ottenuto la certificazione EFPA nel 2012 e dal 1999 è iscritto all'Albo Unico dei Consulenti Finanziari

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