Piani individuali di risparmio ecco come azzerare le tasse sulle rendite

Già prevista dal 2011 nel decreto salva Italia, la legge sui piani individuali di risparmio è finalmente operativa.

PIR è una sigla, ma è anche la parola magica che, dal 2017, gli italiani che risparmiano potranno prendere in considerazione per diversificare il loro patrimonio, piccolo o grande che sia.

Significa Piano Individuale di Risparmio e si tratta di una forma di risparmio a medio termine, riservata solo alle persone fisiche, che nelle buone intenzioni di chi lo ha ideato (o copiato… visto che in molti altri Paesi è uno strumento di risparmio già consolidato) vuole nel contempo aiutare sia il nostro sistema Italia sia gli investitori che vorranno fare propria questa novità.

Ma è una novità assoluta?

“Con un minimo di 500 euro e un massimo di 30.000 euro all’anno, per un tetto massimo totale di 150.000 euro, le somme investite attraverso le società di gestione del risparmio e gli intermediari finanziari dovranno essere obbligatoriamente veicolate verso le imprese italiane per almeno il 70% (parliamo di azioni, obbligazioni, quote di fondi, ecc.). Di questo 70%, il 30% dovrà essere destinata ad aziende italiane di dimensioni minori (es. piccole e medie imprese). Si tratta di aziende che costituiscono il tessuto della nostra economia, ma che, non essendo quotate sul listino principale, hanno fino ad ora goduto di scarsa visibilità e di afflussi minori di capitale.”

E quali saranno i benefici per chi investe?

“I PIR non hanno una durata minima e massima, possono essere anche per tutta la vita ma, chi sarà disposto a mantenere ogni accantonamento per 5 anni, potrà beneficiare della esenzione totale del cosiddetto capital gain, ossia della corposa tassazione del 12,5% o (peggio) del 26%, che di regola deve essere applicata sui guadagni degli investimenti finanziari, all’atto del realizzo. Inoltre, per i PIR è prevista un’altra agevolazione fiscale, ossia l’esenzione della tassazione a carico degli eredi nell’eventualità di una successione.

Sorge la domanda: ma è davvero un’opportunità puntare sull’Italia? Naturalmente nessuno può prevedere l’andamento del nostro mercato domestico, per cui le analisi possiamo farle solo sul passato. A questo proposito, un dato interessante [fonte: Il Sole 24 Ore del 30 gennaio] ci ricorda inequivocabilmente che, se per borsa italiana intendiamo tutti i titoli quotati, il vecchio indice Mibtel, il risultato nel periodo 2006- 2015 del listino principale (esclusi i dividendi incassati) è un bel -8,5%.

Ma se nello stesso periodo analizziamo uno dei segmenti sul quale i PIR dovranno obbligatoriamente puntare, il sottoindice star dedicato alle medie imprese, la sorpresa è un rendimento positivo del 20%. In conclusione, proviamo a guardare il bicchiere mezzo pieno: potrebbe proprio essere che sotto le ceneri di un mercato e di un Paese poco considerato, ci siano, pronte ad accendere il fuoco, le scintille dell’eccellenza italiana, anche in finanza.”

Perché non approfittarne?

“Infatti, caso più unico che raro, per una volta, saranno addirittura scintille no tax.”

Maggio 2017 – pubblicato su “Cesena In Magazine


Giuseppe Gentili - Personal Advisor

Dott. Giuseppe Gentili

Giuseppe Gentili è un Personal Advisor. Ha ottenuto la certificazione EFPA nel 2012 e dal 1999 è iscritto all'Albo Unico dei Consulenti Finanziari

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